Intervista a Nicola Tesini – Il signore delle curve di traverso

Lo scorso settembre in occasione della conferenza stampa in cui sono stati presentati alla stampa Manuel Vacca e Riccardo Guidetti per la loro partecipazione alla FIA International Drifting Cup, ho avuto la fortuna di intervistare un giornalista vero nonché il primo responsabile dell’esistenza di questo sito e di tutto il movimento drifting italiano;  ho intervistato Nicola Tesini! Ecco cosa mi ha raccontato, parlando della Federazione come lui chiama la FIA.

Gazzetta del Traverso : “Qual’è la tua opinione sul riconoscimento da parte di FIA del Drifting?”

Nicola Tesini : “Direi che l’attendevo, anche se ormai io sono un po’ fuori dai giochi. E’ il punto apice di questa storia che finalmente prende quella strada professionistica che tutti ci auguravamo. Sia come organizzatori che come addetti ai lavori. La Federazione ha fatto la scelta giusta, anche se avrebbe dovuto farla molto prima. Purtroppo il Drifting è sempre stato un po’ marginalizzato per via anche della specialità in sé, visto che non è legata alla velocità ed al cronometro, come la intendevano i nostri antenati. Ma doveva essere divulgata prima. Si parla tanto di spettacolo anche in Formula 1, e nelle categorie principali. […] Finalmente vedremo il Drifting in televisione, perché questo comporterà l’apporto della Federazione. Il Drifting è l’essenza dello spettacolo. Mi aspetto che i piloti italiani facciano una bella figura nella prima tappa giapponese. Al di là di tenere per i nostri colori italiani tengo al concetto ed alla filosofia del Drifting che motiverà i giovani ad interessarsi di questa disciplina che ha delle caratteristiche da giovani. Non parliamo più delle dinamiche classiche del motorsport , dove se il papà correva in macchina allora probabilmente lo lo avrebbe fatto anche il figlio. Il Drifting è un po’ più giovanile, avvicina un po’ tutti. Uno dalla tribuna può dire, ma caspita quella BMW ce l’ho anche io, perché non la prepariamo e ci proviamo anche noi a fare un traverso. C’è un legame più stretto tra chi lo effettua”, il Drift ,” e chi guarda. Un’altra caratteristica del Drifting è quella di relazionare il pubblico con i piloti. I piloti stessi sono dei tifosi della categoria. Non c’è questo mondo chiuso caratteristico delle altre categorie. Faccio riferimento alla Formula 1 dove è tutto un mondo a sé. Quindi i tifosi possono diventare veramente tifosi del pilota. Il pilota è veramente parte di questo mondo. Vedremo quali saranno gli sviluppi. Credo che con un primato così non possano crescere dei frutti buoni.”

GdT : “Hai giustamente fatto notare che le auto sono molto vicine alla produzione, che è un degli aspetti che hanno fatto il successo dei vari mondiali Turismo. Secondo te con l’arrivo della FIA non si corre il rischio che la preparazione delle auto le allontani troppo dalle auto di tutti i giorni?”

NT : “Il rischio c’è, ma non dipende dalla Federazione, già i principali campionati il Formula D ed il D1GP. Sono i campionati che hanno portato questo spettacolo a dei livelli ormai professionistici non solo come capacità dei piloti ma anche come presenza della case automobilistiche. E’ chiaro che l’apparenza estetica di queste vetture è simile a quella di una vettura derivata dalla serie e poi i contenuti sono molto compromessi. Le potenze mi preoccupano un po’. Spero che la Federazione metterà un tetto alle potenze. Anche se non è nello spirito della categoria.[…] Non concepisco vetture da oltre 1000cv, credo che siano più uno specchietto per le allodole, per dire questa macchina si intraversa con 1000 cv. Ma uno si chiede si intraversa anche con 300 cv  o 400 cv, certo che lo possono fare. Ma nella dinamica della gara sappiamo che in Twin Drift avere più cavalli vuol dire anche lasciare indietro il collega che ti sta nei fianchi può aiutare. Ma se ci fosse un tetto di potenza, potrebbe mettere più in risalto le capacità effettive del pilota, com’era all’inizio quando le potenze non erano così alte e così difformi tra una vettura e l’altra. E quindi dare più lustro a piloti che magari non hanno vetture potentissime ed ufficiali.”

Come ho scritto sopra ho parlato con Nicola, a metà settembre, poco prima che Manuel Vacca e Riccardo Guidetti, si imbarcassero sul volo che li avrebbe portati ad Odaiba. I due hanno effettivamente fatto un’ottima figura seppur tra mille difficoltà. La domanda a Nicola sui due piloti che sono stati suoi allievi era d’obbligo. Ecco cosa ci ha raccontato Nicola sui due piloti italiani.

GdT : “Cosa ci vuoi raccontare dei tuoi due allievi, Manuel Vacca e Riccardo Guidetti che parteciperanno alla FIA International Drifting Cup? Riccardo ha sempre ottenuto grandi risultati anche che un M3 da poco meno di 400 cv”

NT : “Sia Riccardo che Manuel sono cresciuti tantissimo, come tanti miei ex allievi. Le performance di Riccardo sottolineano quello che dicevo prima, la potenza di per sé non è rilevante della capacità del pilota. Nel Drifting la tecnica di guida è fondamentale. Vorrei vedere dei piloti di nome grande tornare indietro di 300 400 cv e tornare alle origini “, della loro carriera, ” e confrontarsi con potenze molto limitate allora lì si vedrebbe molto più la tecnica del pilota. Avere tanti cavalli rende tutto molto più facile, avere pochi cavalli è molto complicato, perché devo mantenere un angolo e soprattutto mantenerlo accoppiandomi al collega che mi sta davanti gestendo anche gli errori dell’altro e cercando di non far scendere sotto coppia il motore. Quando invece ho tanti cavalli, il concetto della coppia non esiste. Il problema di non avere la spinta per riprendere e mantenere l’angolo non c’è, l’errore viene comunque gestito dalla potenza dell’auto. Riccardo è riuscito a compensare questo discorso della potenza, ma teniamo presente in ambiti di piste che lo permettevano. Quando i tracciati diventeranno molto più veloci allora concetto della potenza purtroppo diventa determinante. “

GdT : “Con l’ufficialità FIA probabilmente le strutture più grandi si apriranno al mondo del Drift. Tu in passato hai organizzato delle bellissime gare ad Imola, quale altro tracciato italiano ti piacerebbe vedere come sede di una gara di Drift?”

NT : “Direi che all’epoca avevo valutato un po’ tutti gli impianti. La mia è stata una provocazione per i piloti quella di creare un escalation delle velocità. Li ho sempre voluti mettere alla prova perché capivo che da lì maturavano per poi poter ambire ai livelli superiori e poter correre all’estero. I fatti mi hanno dato ragione perché quando i miei piloti sono andati all’estero hanno vinto. Imola secondo me ha un caratteristica che è quella di sviluppare velocità altissimi con dislivelli incredibili. Partire dalla Piratella ed andare alle Acque Minerali, mi ricordo che all’epoca quando lo chiesi hai piloti mi raccontarono che dopo i primi passaggi delle libere temevano di finire in tribuna. Attaccare ai 150 / 160 con un pendolo, perché era richiesto un pendolo e non un freno a mano. E’ molto più semplice con il freno a mano, ma se ti chiedo un pendolo a 160 kmh e tu lo gestisci male vai a muro. E ad Imola ce n’è tanti di muri. […]  I tracciati che vedo all’estero sono molto più completi, l’altra possibilità è di andare in aree molto grandi dove poter creare dei tracciati ad hoc come ad esempio hanno fatto a Tokyo, dove sono riusciti a creare piste che hanno caratteristiche ideali per il drift. Quando vai in un autodromo devi prendere un po’ quello che è. La capacità dell’organizzatore che comunque deve essere uno che sa guidare,  che dovrebbe essere un elemento chiave per l’organizzazione, è quella anche di interpretare il tracciato. Quindi non è detto che sia nel senso di omologazione come potrebbe essere girato. Credo che più del 50% delle piste dove abbiamo svolto delle gare le ho girate rispetto al senso di marcia”.

GdT: “Grazie ancora per questo regalo pazzesco che ci hai fatto con questa intervista.”

 

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